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Acquisizione delle lingue e bilinguismo "sottrativo"


 

ACQUISIZIONE DELLE LINQUE E BILINGUISMO SOTTRATTIVO

Traduzione dell'articolo a cura di E. Ricioppo.

Articolo scritto da una madre adottiva americana, tratto dal sito “East European Adoption Coalition Inc.”, un’associazione di genitori adottivi americani che hanno adottato nei Paesi dell’Est Europa

http://eeadopt.org/articles-mainmenu-76/76-schooling/98-language-acquisition-and-subtractive-bilingualism.html

 

Ho constatato che molti genitori adottivi (incluso la sottoscritta) notano una rapida acquisizione delle abilità comunicative dei loro bambini adottivi nella nuova lingua, che confondono con l'acquisizione della "padronanza linguistica".

Io stessa ritenevo che la padronanza dell'Inglese si ottenesse più velocemente da parte di un bambino con genitori di lingua Inglese. Pensavo che immergersi totalmente in una nuova lingua rispetto al vivere in una famiglia della stessa lingua di origine del bambino significasse avere più possibilità di utilizzare la nuova lingua. Maggiore la pratica, maggiore padronanza, pensavo tra me e me. In realtà non è così.

La teoria del bilinguismo "sottrattivo"  ci dice che se un bambino perde totalmente la sua lingua di origine prima che si sviluppi bene la nuova lingua, questa perdita ha un effetto negativo sulla capacità del bambino di acquisire abilità lessicali. Faccio un paragone per illustrare ciò che intendo: è come avere un ictus e diventare immediatamente incapace di esprimere pensieri complessi e idee rispetto a prima.

Se, al contrario, si mantiene la prima lingua mentre si sta imparando la seconda, le abilità cognitive procedono mentre si acquisisce la nuova lingua, al ritmo adeguato all'età. La regressione nella capacità di esprimere pensieri complessi durante il processo dell'apprendimento è scarsa.

Comprendere il bilinguismo "sottrattivo" attraverso la ricerca è una sfida perché i bambini soggetti al bilinguismo sottrattivo sono molto pochi. In linea generale, la prima lingua non scompare immediatamente e totalmente, rendendo necessario l'uso di una lingua totalmente ignota, ma I bambini adottati internazionalmente sono l'eccezione alla regola e di fatti sono sottoposti a questo processo molto raro.

Purtroppo, per la maggior parte di noi genitori adottivi, risulta praticamente impossibile riuscire a far mantenere la lingua di origine mentre il bambino apprende la nuova lingua. Ciò richiederebbe che uno o ambedue i genitori parlino la stessa lingua di origine del figlio avuto per adozione.

La lingua è una delle aree maggiormente influenzata negativamente dal tempo trascorso in un ambiente fatto di trascuratezze. Spesso i nostri bambini non solo hanno ritardi linguistici, ma questi sono accompagnati da altri disturbi: disturbi dell'apprendimento come il disturbo di elaborazione uditivo centrale (Central Auditory Processing Disorder - CAPD) e disturbo da deficit dell'attenzione (ADD). L'origine di tali ritardi nel linguaggio rilevabili nei bambini che hanno vissuto in istituto non è nota, probabilmente si somma a molti altri fattori che influenzano negativamente l'acquisizione della nuova lingua.

Alcuni fattori che dovrebbero far sospettare la presenza di un problema potrebbero essere eventuali infezioni continue all'orecchio, CAPD, disfunzione dell'integrazione sensoriale (SID), forme di ADD, mancanza di un ambiente stimolante, disturbi emotivi.

I ritardi presenti nella prima lingua si trasferiscono e diventano ritardi anche nella  lingua nuova; non solo, si intensificano a causa del bilinguismo sottrattivo e per la comunicazione linguistica tra il bambino e i genitori e tra bambini e terapeuti, che si presenta più limitata rispetto a quella riscontrabile in un bambino che ha un ritardo simile ma la cui lingua di origine è la stessa degli adulti di riferimento.

La teoria sull'acquisizione della seconda lingua da parte dei bambini immigrati che non hanno ritardi “noti”, che iniziano ad acquisire una seconda lingua al primo ingresso a scuola, afferma che essi impiegano circa 1-2 anni per acquisire le abilità per la comunicazione di base (BICS: basic interpersonal communication skills) e 5-7 anni per acquisire la completa padronanza linguistica necessaria per lo studio (CALP: cognitive-academic language proficiency).

Con gli eventuali ritardi già presenti nella lingua di origine, considerato quanto si afferma nella teoria del bilinguismo sottrattivo, non vedo nulla che possa indicare che questi tempi possano essere differenti per i bambini adottivi le cui famiglie adottive parlano solo Inglese. Credo che certamente non ci si dovrebbe attendere tempi più brevi per il raggiungimento di una padronanza linguistica completa ai fini dello studio. Anzi, il tempo necessario potrebbe essere anche più lungo rispetto a quanto avviene nei bambini immigrati.

E' presumibile che i bambini adottati tra i 3 ed i 9 anni sono quelli con maggior rischio in tal senso. I bambini più piccoli hanno più tempo per acquisire la nuova lingua. Esiste la possibilità di intervenire precocemente e ciò sembra essere efficace nel recupero dei ritardi nel linguaggio. Tuttavia, se pensiamo che si impiegano circa 5-7 anni per sviluppare CALP (padronanza linguistica-cognitiva), i genitori dei bambini adottati molto piccoli  dovrebbero cercare soluzioni per interventi precoci e provvedere a monitorare attentamente le abilità linguistiche dei loro figli, almeno nei primi anni di scuola.

I bambini di età superiore ai 9 anni hanno avuto l'opportunità di acquisire abilità cognitive nella prima lingua e potranno trasferire tali abilità nell’apprendimento e l’uso della seconda. Per i bambini che non hanno acquisito le abilità cognitive necessarie, il ritardo sarà rilevato a scuola, evidenziato e riferito nei rapporti scolastici. Il recupero potrà iniziare immediatamente dopo l'adozione.

I bambini nel periodo di latenza, tuttavia, potrebbero non essere identificati per disturbi di linguaggio. E' comunque un periodo critico per lo sviluppo cognitivo. A scuola gli verranno poste richieste didattiche per stare al passo con i pari, la maggior parte dei quali, a differenza degli alunni adottati, hanno trascorso anni di esposizione ad ambienti accudenti e stimolanti. L'acquisizione della lingua nuova avviene in parallelo, non solo per imparare a leggere e studiare matematica, ma anche rispetto agli importanti compiti di apprendere una corretta interazione sociale e come "essere" un alunno a scuola nella "nostra" cultura che non è stata sempre la propria.

Per i bambini di questa età, sarebbe molto importante effettuare una valutazione qualitativa delle abilità linguistiche nella loro prima lingua al momento dell'adozione. E’ quindi consigliabile adoperarsi per avere questo tipo di valutazione prima possibile - anche prima di portare il bambino a casa.

Rispetto alla scuola i genitori hanno il diritto di chiedere di svolgere le valutazioni nella lingua di origine.* E’ importante comprendere con quale rapidità si perde la prima lingua; spesso il bambino non è più in grado di parlare nella lingua di origine anche a distanza di soli 6 mesi dall'adozione. Purtroppo, 6 mesi dà poco tempo al bambino per essere valutato opportunamente nella sua prima lingua. Quindi, è fondamentale che i genitori adottivi non accettino il consiglio di alcune scuole o esperti di "attendere per vedere cosa succede". Il tempo è di primaria importanza quando si cerca di recuperare tutte le opportunità possibili per un bambino che ha sofferto "l'insulto" di vivere in un ambiente fatto di trascuratezze.

La padronanza della lingua è la chiave per il raggiungimento del successo a scuola e non dovrebbe essere trascurata. Le insegnanti potrebbero non rilevare immediatamente dei deficit linguistici nei bambini in età scolare. Sono venuta a conoscenza del fatto che sono stati riscontrati problemi linguistici gravi a partire dalla classe 5°, in molti studenti immigrati che sono "usciti" dalle classi ESL (English as a Second Language – Inglese L2)** troppo presto. Conoscendo i tempi necessari per raggiungere CALP (padronanza linguistica-cognitiva), questo è comprensibile.

Purtroppo, iniziare un programma di recupero dopo che il problema ha iniziato a produrre i suoi effetti negativi sull'apprendimento non è la soluzione migliore perché influisce pesantemente sull'autostima dello studente e può produrre altri "fallimenti" nell'area dell'apprendimento.

Noi genitori adottivi dobbiamo essere vigili per assicurare che i nostri figli stiano acquisendo abilità linguistiche adeguate già durante i primissimi anni a scuola. Per farlo dobbiamo utilizzare tutte le risorse che riusciamo a trovare. Ciò dovrebbe comprendere la richiesta di ricevere servizi dalla nostra scuola e dai terapeuti e condividendo tra noi le nostre storie sia rispetto ai successi sia rispetto ai fallimenti.

 

* in Italia non è possibile

** nel sistema scolastico del Nord America ci sono classi dedicate a studenti per i quali l'Inglese è L2.

 

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