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Una Commissione adozioni internazionali senza le famiglie - Articolo Vita.it


Riportiamo un articolo di Vita

La Commissione adozioni internazionali in questo momento è orfana della voce delle famiglie. Dei tre rappresentanti delle associazioni familiari all’interno della Cai, due sono giunti al termine della loro nomina triennale Monya Ferritti del CARE e Francesco Mennillo del Coordinamento Famiglie Adottanti in Bielorussia) e il terzo Simone Pillon del Forum delle Associazioni Familiari. La Cai oggi quindi è una Cai senza famiglie, una situazione che speriamo duri poco..Anche Monya Ferritti, presidente del CARE – un coordinamento che riunisce 32 associazioni di famiglie adottive, per circa 5mila soci e 10mila famiglie raggiunte nelle sue attività – sul DPCM Delrio ha più di un dubbio. «Intanto mi chiedo se questa fosse una priorità per le adozioni, in questo momento.

Sulla questione, il CARE ha scritto una dettagliata lettera a Matteo Renzi (qui la versione completa), ma la sintesi è questa. Primo, che i commissari siano davvero rappresentanti di associazioni familiari a carattere nazionale e non semplicemente rappresentanti di famiglie o di gruppi aggregatesi sul web. Per questo chiedono di individuare parametri trasparenti di maggiore rappresentatività a livello nazionale, in maniera analoga a quanto fa il MIUR per definire le Associazioni familiari a carattere nazionale che possono accedere al Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola, ovvero in non meno di quattro regioni, con una media di cinquecento associati per regione; b) costituzione da almeno due anni alla data della domanda di ammissione; c) numero di associati non inferiore a cinquemila genitori. Secondo, che siano espressione di associazioni di famiglie adottive, non semplicemente di famiglie. Terzo, che venga esplicitato quali sono le “collaborazioni” fra associazioni ed enti autorizzati che genererebbero conflitto di interessi: «Ovvio che non ci devono essere rapporti economici, ma sui territori la collaborazione è una cosa tipica del welfare, anzi vietarle toglierebbe forza alla rete».

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